La verità era che aveva ben poco da dire, già da molto tempo. Aveva costruito quel suo principio di fortuna (monca in tutto e per tutto – come per esempio – come dire – come per esempio? – prova così – svolazzavano parole di carta per la camera e il vento che filtrava dagli infissi – non saprei… – prova con… – svolazzavano sul pavimento impolverato, i polpastrelli si arrossavano e gonfiavano a contatto con le mattonelle lucide di una brutta tonalità di grigio, aveva bisogno di acqua fredda sulle mani) su cialtronerie da parolaio di bassa lega. Come, del resto, gran parte della sua vita poggiava su bugie e distorsioni della realtà. Forse, era solo mancanza di attenzione ed applicazione. Il ragazzo è intelligente, ma non si applica…
La folla stava aspettando, ma aveva paura di non riuscire a vomitare. Fine, appunto. Pensò di dissolversi nel vuoto cosmico e lei bruciava di luce bianca a partire dall’inguine e i capelli le si colorarono di biondo – interi anni bruciati in un secondo. Sì, ma lei chi è?
Profondamente colpito da un persistente senso di ansia, l’intero pianeta Mercurio – ovuli e spore – rimase immobile a fissare il sole.
Interi anni bruciati in un secondo – aspetta – cosa c’è? – svolazzavano parole di carta per la stanza impolverata. Si ferì di netto un polpastrello raccogliendo il foglio caduto sul pavimento grigio – per incenerire un pianeta di menzogne. Serrò gli occhi e con lo sguardo assente inspirò a fondo. E lei chi era? Fissò le sue labbra rosa che succhiavano il sangue dal suo dito indice.
Va meglio, ma non serve e non significa un cazzo.
Quella dannata luce bianca continuava a filtrare dagli infissi – no, forse era il vento – bruciava la polvere che inalava mentre digrignava i denti e si sorprese con le mascelle e le sopracciglia contratte a fissare il monitor con gli occhi iniettati di sangue che bruciavano mentre gli si appanava la vista. Poggiò la nuca sullo schienale della sedia in finta pelle gialla. Tossì.
Il pianeta aprì le fauci della sua vagina. Tutto si risolverà in un nulla di fatto.
Controllò la crescita della barba sfiorando il pomo d’Adamo con l’indice incerottato. A contatto con i peli, sentì la pelle tirare. Si alzò: “La verità, in fondo, è che non ho nulla da dire”.

Scalciò via un sasso che si perse qualche chilometro più in là lungo la Caloris Planitia. Alkmaar Zaanstreek rimase ad osservarlo alcuni istanti di troppo, parte della polvere che si era sollevata si insinuò fra le pieghe della sua pelle coriacea. Decise, eccitato, di non curarsene e distese le sue membra al sole.
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